ATLETICA DASTUPORI E TREMORI A PADOVA

“Stupore e tremori” è un romanzo autobiografico di Amelie Nothomb che ci cala in uno spaccato di vita in un’azienda giapponese di una ragazza di origine belga nata in Giappone.  Mi sono portata tale lettura a Padova per riempire i vuoti a disposizione tra una performance e l’altra delle nostre atlete ai campionati italiani assoluti dell’appena trascorso weekend. E’ un libro che ha confermato l’idea che avevo di quel tipo di società ma che, raccontata da chi la conosce perché ci è nata e ne ha vissuto la durezza, è riuscito comunque a farmi chiedere “ma è possibile che sia proprio così”? 

E’ con vivo piacere quindi che torno agli stupori e ai tremori di casa nostra che anche in queste due giornate ci hanno fatto provare le nostre giovani leonesse impegnate nell’agone atletico. Niente a che vedere con “lo stupore e il tremore” con il quale l’antico protocollo imperiale nipponico prevedeva ci si dovesse rivolgere all’Imperatore  e che dà il titolo al libro della Nothomb. Qui si parla di emozioni autentiche e sincere visti i risultati che sono state capaci di ottenere. 

Tanto perchè parliamo sempre di donne, di questi splendidi pianeti così affascinanti quanto complicati, voglio esordire raccontando della zampata primordiale, rimbombata nel palazzetto padovano, che ha preceduto l’atterraggio nella sabbia di Marcel Jacobs. L’atleta ha sfondato il muro degli otto metri nel salto in lungo qualificandosi per la finale al suo primo salto. Bravissimo. “Ho iniziato benissimo con questo primo ed unico salto ad 8,03 ma poi il solito problema non mi ha permesso di gareggiare nella finale del pomeriggio – ha spiegato a fine gara Jacobs -. Però guardo avanti: con questa misura mi sono garantito il pass per i campionati europei indoor di Praga, dove cercherò di migliorarmi ancora. Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato a raggiungere questi grandi risultati, il mio allenatore, il gardesano Gianni Lombardi, l'ex azzurro Paolo Camossi che da qualche mese mi sta aiutando negli allenamenti, e Stefano Martinelli, direttore tecnico dell'Atletica Brescia 1950, la mia vecchia società che favorì il mio passaggio all'Atletica Virtus Lucca e alle Fiamme Oro” (Intervista rilasciata al Bresciaoggi)

Nel caso di Marcel più che stupori si è trattato di tremori visto il boato esploso nella struttura al suo stacco in pedana che ha fatto “tremare” la platea specie quella sistemata un po’ lontano dalla buca del salto in lungo come la sottoscritta. Anche perché del suo talento siamo convinti tutti da sempre tanto da non stupirci del risultato perché Marcel può fare molto di più.

Ed invece è senz’altro  stupore quello provato nell’ultima magica gara della Kermesse con la staffetta 4 x 200 che ha consegnato alle nostre atlete una splendente medaglia di bronzo assoluta. Sì perché sono state davvero stupefacenti queste velociste! 

Partono nell’ ultima serie, quella delle più accreditate, con loro Bracco, Fanfulla ed Esercito. Ai blocchi c’è Martina Piergallini in prima frazione, terza corsia, che consegna il testimone a Elisa Caviglia che combatte tenacemente cercando di mantenere la posizione, la terza frazione è affidata alla juniores Arianna Tagliabue, specialista nei 400 hs, che sfodera una grinta e un carattere che abbiamo imparato a conoscere nonostante lei si presenti così minuta e graziosa. E’ il momento dell’ultima frazionista, la campionessa italiana juniores 2014 dei 100 e 200 metri Johanelis Herrera Abreu, una ventina i metri dall’avversaria più vicina, ma  Jo ci crede, ci crede fino in fondo e riesce ad accorciare le distanze, sembra accelerare sempre di più mentre l’altra cede, è mitica, brucia l’avversaria quasi sul traguardo e conquista la terza posizione. E’ medaglia di bronzo, è medaglia di bronzo! Grande Jo e grande squadra! Contentissime aspettano il verdetto ufficiale tutte insieme commentando la gara. “Cavoli quando sono partita non ho visto più niente, avevo paura di invadere l’altra corsia mi sembrava di non vedere la curva, andavo quasi alla cieca” si raccontano al bordo pista le emozioni  “Ho paura che sul podio mi vengano i lacrimoni” aggiunge un’altra “A me veniva già da piangere quando ho saputo che dovevo correre nella staffetta, figurati” Si respira un’aria di gioia e di fatica premiata che inorgoglisce e sa tanto di buono.